Comunicato stampa Rapporto Goletta dei laghi 2007
Caprarola, 2 agosto 2007
Sulla qualità delle acque del Lago di Vico
Non è nel costume di questa associazione diffondere allarmi ingiustificati, ne inseguire polemiche pretestuose, riteniamo però doveroso puntualizzare alcune notizie relative alla salute del Lago di Vico apparse in questi giorni sulla stampa locale.
Per contribuire ad un’informazione completa e trasparente vogliamo allora ricostruire alcuni passaggi fondamentali che nelle dichiarazioni di questi giorni sono stati omessi o dimenticati.
Circa un mese fa è stato presentato agli amministratori locali uno studio commissionato dalla Regione Lazio e realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, dal dipartimento di Geologia dell’Università Roma Tre e dal Dipartimento di Chimica dell’Università “La Sapienza” di Roma.
L’autorevole rapporto (frutto di una campagna di prelievi durata diciotto mesi e che ha interessato l’intero bacino) denuncia un preoccupante stato di eutrofizzazione delle acque del lago.
Nel bacino infatti, vi è un apporto di sostanze eutrofizzanti (azoto e fosforo) massimo in corrispondenza dei periodi in cui le pratiche agricole prevedono la concimazione e la fertilizzazione dei terreni. Questo comporta un forte incremento dei valori di ossigeno disciolto in concomitanza della più alta proliferazione di alghe. Alla fine del loro ciclo biologico queste muoiono, alimentando fenomeni di putrefazione che consumano l'ossigeno presente, liberando sostanze tossiche.
La crescita ipertrofica dell’alga e il relativo rilascio di tossine ha un andamento stagionale: è concentrato nei mesi invernali e primaverili, quando la temperatura delle acque è più fredda. In questi mesi l’alga cresce enormemente fino a lambire la superficie del lago, mentre nei mesi estivi, con le acque più calde, si ritira nei fondali ad una profondità di diversi metri (15 – 20)
Quindi, una prima considerazione: al momento attuale non ci sono rischi per la balneazione, visto che è praticamente impossibile per i bagnanti entrare in contatto con le biomasse algali.
La buona salute del lago dal punto di vista della balneazione è confortata anche dai campionamenti realizzati nelle scorse settimane dalla Goletta dei Laghi di Legambiente, che come noto, non fornisce una patente di balneabilità, giudizio che spetta alla Arpa e al Ministero della Salute. La nostra campagna semmai rappresenta una fotografia puntuale delle acque e analizza coliformi fecali e streptococchi, parametri previsti dalla legge sulle acque di balneazione
(Dpr. 470/82). I tecnici del laboratorio mobile di Legambiente hanno riscontrato solo due campioni “leggermente inquinati” in località Riva Fiorita e in prossimità di Punta del Lago, mentre risultano “non inquinati” i due punti di prelievo nel Comune di Caprarola.
Per quello che riguarda la potabilità dell’acqua, invece si fa esclusivamente riferimento allo studio della Regione Lazio prima citato, che fotografa una situazione preoccupante:
“le tossine, la cui concentrazione totale nel lago ha spesso superato il valore limite, viaggiando attraverso gli strati geologici confinanti con le acque del lago, hanno largamente raggiunto le falde utilizzate per captazioni ad uso idropotabile. I valori misurati nei pozzi talvolta hanno superato le indicazioni internazionali prudenziali…”, concludendo che “… si consiglia a tutela della popolazione durante tutto l’anno, l’utilizzo nei potabilizzatori dei comuni di Caprarola e Ronciglione di filtri di carbone attivo, per eliminare sia le biomasse algali che le tossine prodotte”.
Se quindi le cause dell’inquinamento del lago sono dovute all’uso eccessivo di fertilizzanti in agricoltura e agli scarichi di acque reflue non regimentati, lo studio individua alcuni interventi urgenti da adottare (filtri a carbone attivo negli impianti di potabilizzazione), e interventi di carattere strutturale (collettore per gli scarichi fognari e drastica riduzione di pesticidi). Interventi già adottati per “curare” il Lago di Nemi che hanno dato ottimi risultati.
Non è quindi la nostra associazione a lanciare allarmi “irresponsabili” ma semmai autorevoli istituti scientifici sulla base di un’indagine mai così estesa e approfondita. Gli amministratori locali, con i quali ci siamo confrontati serenamente e pubblicamente, invece di minimizzare i fatti o trascinarci in una polemica alla quale non abbiamo nessuna intenzione di partecipare, farebbero bene ad assumersi le proprie responsabilità e ad individuare i primi interventi di risanamento, coinvolgendo le popolazioni locali in un processo di salvaguardia e valorizzazione del territorio.
E’impensabile, soprattutto alla luce della recentissima istituzione del Distretto Agroalimentare di Qualità dei Monti Cimini, che si possa contrapporre la tutela dell'ambiente e del territorio con l'agricoltura. Bisogna piuttosto investire nelle produzioni di qualità e ridurre con decisione l'utilizzo di fertilizzanti chimici e pesticidi. Il piano di Sviluppo Rurale della Regione è un'opportunità in più per una scelta convinta in questa direzione.
Circolo Legambiente “Lago di Vico”
Il presidente
Fabrizio Giometti
|