Introduzione
II termine compostaggio nell'attuale accezione comune indica una serie
di fenomeni biologici che concorrono nella conversione della materia
organica complessa in sostanze più o meno semplici (anidride
carbonica, acqua, humus e sali minerali). I batteri, gli attinomiceti
ed i funghi, cioè i responsabili del processo di umidificazione,
degradano mediante gli enzimi attivi la sostanza organica complessa
per il proprio sostentamento; i derivati metabolici che ne risultano
sono più facilmente assimilabili dal terreno assicurando il
completo e veloce riciclaggio dello scarto utilizzato in partenza.
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I materiali di partenza (o matrici) possono essere vari
e di diversa provenienza.
Anche se la pratica del compostaggio è conosciuta nel mondo
agricolo sin dall'antichità, soltanto da relativamente pochi
decenni sono stati studiati i meccanismi relativi ai vari processi
biochimici e microbiologici che regolano la formazione del compost,
ed ancora in tempi più recenti sono stati messi a punto metodi
ripetitivi per standardizzare l'intero processo. |
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| Oggi qualsiasi rifiuto organico può essere trasformato
in compost e divenire così una vera e propria ricchezza. A
rafforzamento di ciò va detto che le "emergenze ambientali"
verificatesi recentemente (soprattutto quelle relative alla gestione
dei rifiuti in Campania) dovrebbero fungere da stimolo per nuove iniziative
imprenditoriali e/o professionali. Sul Sole 24h delle ultime settimane
è stata evidenziata più volte l'importanza del riutilizzo
delle biomasse; da un recente rapporto Ocse, infatti, risulta che
nell'ultimo decennio, a fronte di una continua richiesta di agricoltori
e dei consumatori, sono stati dimezzati i consumi di pesticidi e di
concimi chimici; la produzione di compost, però, attualmente
non ne supplisce la crescente richiesta, da un lato per la carenza
di strutture e dall'altro per una certa difficoltà nel produrre
compost di qualità. Di fronte a tali esigenze e di fronte anche
alle emergenze rifiuti che si potrebbero verificare in Puglia, Calabria
e Sicilia e considerando anche che nel centro sud si sta verificando
un costante aumento di aziende agrituristiche e di agricoltura biologica
appare chiaro che le prospettive per le iniziative di cui parliamo
non possano che essere estremanlente positive. E' oltretutto evidente
che per le peculiarità imposte dal particolare metodo che si
utilizza per ottenere compost alcune figure professionali, in particolar
modo i biologi, diventano il fulcro dell'intera attività, non
escludendo la possibilità che i professionisti possano corrispondere
essi stessi all'imprenditore, se ipotizziamo che gli investimenti
iniziali per intraprendere questa atività possono essere relativamente
bassi. |
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Mercato del compost
Recenti stime di mercato hanno evidenziato come la richiesta di compost
di qualità sia nettamente superiore rispetto a quello attualmente
collocato. Desta stupore ( conoscendo le potenzialità ed i
quantitativi ricavabili attraverso la raccolta differenziata del solo
organico) il fatto che nel settore dell'agricoltura (compresa quella
tradizionale di pieno campo) il compost copre solo il 6,2% delle effettive
possibilità, mentre nel settore della cura del verde viene
soddisfatto il 12,5% della richiesta potenziale. |
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Per quanto concerne l'impiego nella hobbistica e nel vivaismo l'impiego
e le proporzioni sono rispettivamente del 45% e del 10% , peocentuali
sempre riferite alla richiesta potenziale. In sostanza il compost
prodotto viene collocato maggiormente nel mercato florovivaistico
per il confezionamento di sacchetti per l'utenza domestica, lasciando
così "scoperto" tutto il mercato della vendita
alle aziende agricole le quali, come si è detto sopra, aumentano
in continuo la richiesta di ammendamento dei terreni.Da non trascurare
tra l'altro è la possibilità di collocare il compost
per la lotta alla desertificazione e per la protezione del territorio
(ingegneria naturalistica), attività che sostanzialmente
stanno nascendo ora e, ovviamente, il cui mercato è attualmente
totalmente scoperto.
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Il compostaggio industriale
Negli ultimi anni il compostaggio a livello industriale ha conosciuto
una meccanizzazione sempre pià articolata per fronteggiare
la crescente esigenza di accorcare il più possibile i tempi
di ottenimento del compost maturo; ciò è avvenuto con
il fine di allungare i tempi di vita delle discariche a fronte di
un possibile recupero di sostanza organica mediante lo spargimento
sui terreni; con la meccanizzazione in sostanza si è voluto
accelerare i processi di maturazione del compost |
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Sotto questo aspetto però va ricordato che il compostaggio
è un processo naturale e come tale dovrebbe essere ottimizzato
non tanto partendo dal punto di vista strumentale (metodo che comunque
ha la sua importanza nel processo gestionale) quanto da un punto
di vista prettamente biologico. In altre parole riteniamo che il
metodo migliore per eseguire il compostaggio, anche quello industriale,
derivi anzitutto dall'osservazione dei processi di maturazione della
sostanza organica che avvengono spontaneamente in natura.
In natura esistono numerosi esempi di compostaggio spontaneo; fra
tanti basterebbe citare la decomposizione della lettiera del bosco
e la maturazione del letame, processo quest'ultimo che ancora ai
giorni nostri viene praticato da numerosi allevatori. L' unico problema
che deriva dal compostaggio spontaneo deriva dal fatto che i tempi
di trasfonnazione sono in genere troppo lunghi rispetto ai canoni
che devono essere rispettati in un sistema industriale.
Oggi è possibile ottimizzare tutti i processi naturali di
compostaggio operando accorgimenti tecnico-pratici (utilizzo di
enzimi attivati, rivoltamenti con pale meccaniche, tempi di maturazione
ecc) che consentono di ridurre i tempi di ottenimento del compost
maturo, di aumentare la richiesta di forza-lavoro, di ottenere compost
di qualità con valore economico aggiunto (come si vedrà
più avanti questi ultimi vantaggi non sono facilmente ottenibili
con la meccanizzazione spinta).
Descrizione sintetica delle fasi del processo di compostaggio
.Il compost o composto (dal latino compositum, ovvero costituito
da più sostanze) è una pratica utile a stabilizza
biologicamente qualsiasi residuo organico convertendolo in un prodotto
finale ricco di humus, dotato di elementi nutritivi di elevate proprietà
fisiche, igienicamente sicuro, esente da semi vitali di erbe infestanti.
Il compostaggio è un processo aerobico che si sviluppa
essenzalmente in tre fasi:
1. degradazone biochimica ad opera di enzimi idrolitici;
2. trasformazione biologica;
3. maturazione.
Sinteticamente: i composti organici complessi vengono scissi enzimaticamente
in elementi più semplici (amminoacidi, acidi grassi, zuccheri
per la maggior parte) che vengono assorbiti dalle cellule dei microrganismi
ed utilizzate per il proprio metabolismo; nella fase di maturazione
avviene il completamento del compostaggio attraverso la umificazione
delle matrici.
Approfondiremo di seguito ciascuna delle tre fasi:
l. Nella prima fase (chiamata termofila), che evidentemente deve
essere molto rapida e intensa per evitare fenomeni di anaerobiosi,
si libera energia sotto forma di calore (la temperatura infatti
supera i 60'C e per un compostaggio ottimae dovrebbe superare i
65°C); in questa fase che dura circa un mese e che è
la fase limitante di tutto il processo, si ha un'elevata richiesta
di ossigeno e la formazione temporanea di composti intermedi di
degradazione (acido acetico, propionico e butirrico) che sono tossici
per le piante e che vengono velocemente metabolizzati.
2. Nella seconda fase (40:45'C) i processi metabolici diminuiscono
di intensità; accanto all'attività batterica se ne
evidenziano altre dovute a varie specie di funghi e di attinomiceti
che degradano amido, cellulosa e lignina, importanti per la sintesi
delle sostanze umiche. In questa fase diminuisce sensibilmente la
richiesta di ossigeno e la sostanza organica è sufficientemente
stabile quindi non esplica più un'azione tossica sui vegetali.
Già in questa fase viene conferito al compost il tipico odore
di terriccio fresco; gli attinomiceti hanno un ruolo importante
in ciò, perche producono composti aromatici presenti tipicamente
nel suolo.
3. La terza fase del processo è caratterizzata da un 'intensa
colonizzazione da parte di animali di piccole dimensioni (per esempio
i lombrichi) che contribuiscono allo sminuzzamento e al riescolamento
dei composti organici e minerali formatisi.
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Come si è più volte affermato, durante
il compostaggio è necessario mantenere le condizioni ambientali
in grado di favorire l'attività microbica. Tra i fattori più
importanti da controllare durante l'intero processo possiamo annoverare
l'ossigeno, l'umidità e la temperatura.
Per quanto riguarda in particolare l'ossigeno va detto che esso è
l'emento ovviamente indispensabile in un processo che è assolutamente
aerobico; |
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l'ossigeno viene fornito alla massa da compostare in due diverse
modalità: areazione forzata mediante pompe soffianti e/o
rivoltamenti meccanici. Proprio nella prima fase del processo però,
dove l'ossigenazione è più importante, è opportuno
evitare continui rimescolamenti od insuffiazioni d'aria che porterebbero
i cumuli ad un repentino raffreddamento, quindi all'abbattimento
della temperatura sopra menzionato. Il tenore di ossigeno nell'atmosfera
delle masse deve essere compreso tra il 5 ed il 15%. Al di sotto
del 5% prevalgono batteri facoltativi, quindi processi putrefattivi,
con produzione (a seconda delle matrici di partenza) di acido sulfidrico,
ammoniaca, aldeidi, chetoni ed ammine che conferiscono ciascuna
tipici cattivi odori.
Della temperatura si è già parlato in precedenza;
è il caso comunque di menzionare il fatto che oltre l'importanza
nel processo, le temperature raggiunte causano la riduzione dell'umidità
nei materiali e soprattutto l'abbattimento di germi patogeni e di
semi infestanti.
Per quanto concerne invece l'umidità, ben sapendo che l'acqua
è un altro elemento importante affinche si esplichino le
attività microbiologiche, va ricordato che anche il suo controllo
nel processo diventa essenziale per evitare decorsi anomali del
compostaggio. II range ottimale di umidità nel compostaggio
va dal 50 al 55%; al di sotto del 40% si blocca l'intero processo.
Vanno quindi controllati non solo l'innalzamento termico del cumulo,
ma anche la temperatura dell'ambiente circostante, per apportare,
se necessario, ulteriori volumi di acqua.
Dopo questa rapida descizione va anche detto che vi sono altri
indici di controllo che possono essere presi in considerazione per
controllare meglio l'evoluzione del compostaggio: rapporto carbonio/azoto,
pH, presenza di sostanze umiche.
Nel primo caso, C/N all'inizio del processo dovrebbe essere compreso
tra 25 e 35. Valori superiori od inferiori causerebbero rispettivamente
rallentamento del processo e perdita di azoto per volatilizzazione
dell'ammoniaca. Per questo motivo è preferibile, nella scelta
delle matrici da compostare, associare residui vegetali (ricchi
in carbonio) a residui animali (ricchi in azoto).
Nel secondo caso il range ottimale di attività varia tra
5,5 ed 8, dunque un intervallo che non crea particolari problematiche
a meno che alcune matrici di partenza non derivino da attività
particolari.
Va altresì ricordato che i parametri chimico-fisici non possono
non essere integrati ad alcuni saggi biologici, direi essenziali
per esprimere un giudizio complessivo sulla qualità del materiale
in esame. Alcuni tra i parametri biologici sono:
- saggio di fitotossicità: è importante per avere
un'idea di quanto alcune sostanze (si parlava in precedenza di
acidi grassi a catena corta) possono bloccare la crescita microbica
nella prima fase del processo; la loro presenza nel compost finale
indica invece una insufficiente stabilizzazione ed una trasformazione
non corretta o non completa;
- saggio respirometrico: garantisce il controllo dello stato di
ossigenazione durante l'intero processo;
- determinazione degli agenti patogeni;
- saggio di mineralizzazione dell'azoto.
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II compostaggio in ambito domestico
Quanto è stato sin qui riportato riguarda la descrizione di
vari aspetti del compostaggio con finalità diverse ma sempre
ponendo alla base il concetto dell'utilizzo di sistemi più
o meno complessi di gestione. Va ribadito tuttavia ciò che
è stato detto all'inizio di questo lavoro e cioè che
i fenomeni del compostaggio sono stati sfruttati sin dall'antichità
e che pertanto anche in ambito domestico i principi su cui si fonda
questa tecnica possono essere sfruttati anche per ottenere vero e
proprio compost a partire da matrici organiche più selezionate
rispetto alla pratica industriale. Resta inteso che è questa
una pratica che può essere compiuta sia nella gestione tradizionale
dell'attività domestica sia nella cosiddetta "casa ecologica".
Da un punto di vista pratico se da un lato vi è il vantaggio
di poter vagliare a monte del compostaggio domestico le matrici da
poter impiegare, diventa dall'altro canto molto più difficoltoso
operare i controlli per la verifica dei parametri chimico fisici {
ossigeno, temperatura, umidità) di processo, verifica che per
la verità non ha senso di fronte al metodo empirico con cui
di solito si fa compostaggio domestico.
I vantaggi che comunque possono essere tratti possono essere enormi
se si tiene in considerazione il fatto che anzitutto il riciclo di
materiali organici consente di ridurre le emissioni maleodoranti;
in secondo luogo, si realizza la diminuzione del volume e del peso
dei rifiuti non organici da conferire nel cassonetto {realizzando
importanti economie se si considera che attualmente l'organico nel
rifiuto tal quale corrisponde al 30-50% del totale e che in futuro
le tariffe per lo smaltimento verranno applicate proprio in base al
volume ed al peso dei rifiuti); in ultima analisi poi il compost ottenuto,
pur non essendo analizzato compiutamente, non può non essere
considerato un valido ammendante {nel senso agronomico del termine)
per il giardino o l' orto di casa.
Vale anche per il compostaggio domestico la necessità, dovendo
ottimizzare il processo, di utilizzare validi attivatori del processo. |
II compostaggio in ambito rurale
Nel mondo agricolo il compostaggio è sempre stato adottato,
spesso in modo inconsapevole, con la finalità di riporre nei
terreni parte della sostanza organica utilizzata per le coltivazioni;
ne sono esempi portanti la maturazione del letame ed il sotterramento
dei vegetali dopo la raccolta. |
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Nel caso di piccole aziende ancora oggi si osservano
alcune attività che riconducono alla maturazione di sostanze
in cumuli finalizzata alla stabilizzazione e alla umificazione della
sostanza organica; è questa un'attività finalizzata
all'eliminazione di un rifiuto piuttosto che all'ottenimento di compost.
In aziende di grandi dimensioni, dove le deiezioni e gli scarti in
genere vengono ritenuti dei veri e propri rifiuti di cui disfarsi,
è cresciuta recentemente la necessità di poter quanto
meno ridurre le spese di gestione degli stessi, ciò anche a
seguito della pubblicazione del D. Lgs. n° l52/99, modificato
dal D. Lgs. n° 258/00.
Sia nelle piccole che nelle grandi aziende, il problema principale
che oggi ci si pone è dunque eseguire il compostaggio per ottenere
un duplice beneficio: eliminare un rifiuto e ridurre le spese per
la concimazione dei terreni. Il compostaggio comunque può essere
realizzato sia a livello industriale (raccolta e maturazione di letami
e scarti vegetali di varia provenienza) che a livello di singola azienda,
con ovvie differenze anche qualitative che però non sono riconducibili
a metodi di lavorazione diversi, bensì a diverse miscele di
partenza di substrato; in altre parole mentre in in impianto industriale,
dati i quantitativi lavorati, va dosata ciascuna matrice, in un sistema
più semplice è più conveniente miscelare tutti
gli scarti in un unico impianto.
Tecnologie per il compostaggio
Qualsiasi processo produttivo, affinchè sia vantaggioso economicamente
presuppone l'accelerazione e la standardizzazione dei processi biologici,
al fine di favorire e controllare l'attività dei microrganismi
responsabili della trasformazione del substrato attraverso i fattori
che ne condizionano direttente lo sviluppo.
Tale controllo può essere portato avanti utilizzando modelli
impiantistici che non necessariamente devono prevedere l'uso di
macchine per ciascuna fase del compostaggio.
Va infatti ricordato che nonostante l'uso di sistemi tecnologicamente
sofisticati, le macchine non possono sostituire l'attività
dei microrganismi e degli enzimi, che sono i veri protagonisti delle
reazioni biologiche; per lo stesso motivo le macchine più
sofisticate non possono essere sfruttate nemmeno per la velocizzazione
dei processi, poiche questi ultimi sono dipendenti dall'attività
biochimica iniziale.
In generale un tipico impianto di compostaggio dovrebbe essere
costituito da;
1. pretrattaento
2. trattamento biologico
3. trattamento fmale
1. serve a ridurre da un lato la putrescibilità dei materiali,
dall'altro a prepararli (triturandoli e vagliandoli, se necessario)
per la successiva fase; nel caso di r.s.u. tal quali sono necessarie
operazioni di rimozione attraverso sistemi vaglianti. Erroneamente
quello della putrescibilità e dell'emissione dei cattivi
odori è l'aspetto meno curato in questa fase; ma ciò
non può che pregiudicare il successo dell'intero processo:
si instaurano dei meccanismi di competizione biologica che sono
difficili da controllare anche negli impianti più sofisticati
e, nello stesso tempo, si verifica un impoverimento di elementi
utili {principalmente zolfo e azoto) che pregiudica la qualità
finale del prodotto ottenuto.
2. il cumulo di matrici da compostare va considerato un vero e proprio
reattore biologico; in questa fase, come si vedrà oltre,
si realizza una più o meno veloce degradazione ossidativa
ad opera di enzimi idrolitici ed una conseguente proliferazione
batterica; a seconda del metodo scelto possono essere utilizzati
rivoltatori ed areatori automatizzati oppure si può optare
per una semplice movimentazione dei cumuli con pala meccanica, quest'ultima
senz'altro meno dispendiosa del precedente metodo.
3. consistono in operazioni necessarie per il confezionamento del
prodotto, che deve essere reso fruibile a chi lo deve utilizzare:
sistemi di vagliatura più o meno fini consentono di ottenere
in teoria un terriccio di qualità.
Questa breve descrizione va commentata con alcune considerazioni
dedotte alla luce delle recenti esperienze da più parti avvenute.
Anzitutto non va trascurato il fatto che la standardizzazione del
metodo del compostaggio va essenzialmente in due direzioni:
- la prima che predilige una serie di azioni relegate ad un sistema
di lavorazione di tipo"chiuso", nel senso che dal momento
del conferimento sino al confezionamento del prodotto finale tutte
le problematiche legate allo smaltimento del percolato ed al contenimento
in emissione di cattivi odor,i vengono generalmente affrontate rispettivamente
con la depurazione o l'allontanamento e con l'assorbimento mediante
biofiltri. E' questa evidentemente una tipologia di sistema che
comporta elevate spese per la gestione complessiva dell'impianto
e che nel contempo diventa antieconomica per la perdita di sostanza
organica che, d'altronde, di solito non è possibile reimmettere
nel ciclo per la complicatezza degli impianti.
- il secondo dei due metodi suddetti consiste nello sfruttare le
capacità tamponanti di prodotti enzimatici che, se opportunamente
immessi nel ciclo come pretrattanti, consentono di recuperare da
un lato il refluo percolato per reimmissione nel ciclo produttivo,
dall'altro, bloccando le fermentazioni putrefattive, impediscono
l'emissione di sostanze utili per il compost finale e fastidiose
invece per la popolazione circostante gli impianti; tale metodo
non implica la presenza di strutture particolarmente complesse poiche
tra le ridotte movimentazioni necessarie ed i trattamenti enzimatici
in pratica, è possibile eseguire il compostaggio all'aria
aperta, senza particolari precauzioni e, quindi, senza investimenti
economici aggiuntivi.
Legislazione sul compostaggio: tipologie di compost e compost-simili
A fronte di una situazione deficitaria sotto diversi aspetti (tecnico-commerciale)
la normativa italiana si presenta all'avanguardia in questo campo.
Già nel dai primi anni '80 è stato disciplinato il
trattamento dei rifiuti mediante il compostaggio; la Legge 748/84
e successive modificazioni ed aggiornamenti, infatti, ha previsto
la possibilità di ottenere "ammendanti organici"
ottenuti attraverso trattamenti biologici vari (fermentazione, trattameno
enzimatico), partendo da matrici quali r.s.u., deiezioni zootecniche,
scarti agroalimentari di vario tipo. Di recente (d.lgs 22/97 e successive
modificazioni ed aggiornamenti e D. lgs 152/99 e D. Lgs.258/00)
è stata poi rafforzata l'importanza della legge 748 circa
anche l'utilizzo di matrici di partenza.
Elenchiamo alcuni esempi di fertizzanti tratti dalla Legge 748/84
e successive modificazioni; in questi casi non si può parlare
ovviamente di compost giacchè si tratta chiaramente di prodotti
ottenuti da una prima fase di degradazione, essi sono comunque inerenti
l'argomento trattato perche consentono l'allargamento delle opportunità
professionali di cui si parlava in premessa:
A. Ammendante organico naturale - Prodotto ottenuto mediante idrolisi
catalitico-enzimatica delle acque di vegetazione delle olive.
B. Carniccio fluido in sospensione - Sospensione di residui della
lavorazione della carne solubilizzati e parzialmente idrolizzati.
C. Epitelio animale idrolizzato - Residui idrolizzati di epitelio
animale da concerie e macelli
D. Ammendante vegetale composto - Prodotto fermentato a base vegetale
contenente sostanze di origine animale
E Gesso di defecazione - Prodotto ottenuto da idrolisi mediante
enzimi e calce di materiali biologici
Ecco infine le tre categorie di compost definite dalla Commissione
tecnico-consuntiva per i fertilizzanti; analogamente ai composti
appena descritti:
- Ammendante compostato verde (scarti di origine vegetale escluse
alghe e piante marine)
- Ammendante compostato misto (fraz. organica di RSU, scarti di
origine animale, attività industriali, vegetali)
- Ammendante torboso composto (1 e/o 2 + torba)
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