Piatto Pulito
contro i cibi geneticamente modificati
"Piatto pulito" è
una campagna di informazione sulle
Biotecnologie e una raccolta di firme per chiedere, tra
laltro, maggior trasparenza nelle norme che regolano
letichettatura dei cibi. La petizione, svoltasi nei
mesi scorsi in tutto il territorio nazionale,
ha raccolto oltre 50.000 firme consegnate ai Presidenti
di Camera e Senato. |
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Numerosi studi e ricerche dimostrano
che, per quanto riguarda gli organismi
geneticamente modificati,ogni cautela è dobbligo
prima di un via libera generalizzato alla loro produzione.
Se alcune applicazioni, legate alla medicina del futuro,
alla ricerca di nuovi farmaci potranno portare benefici
allumanità, molte invece sono le preoccupazioni
e le incertezze in campo biologico, agricolo, alimentare.
In agricoltura una diffusione indiscriminata delle
biotecnologie presenta rischi sanitari e ambientali
difficili da quantificare, e rappresenta una minaccia
gravissima per la biodiversità e per il grande patrimonio
di produzioni tipiche che costituisce uno dei principali
punti di forza dellagricoltura e della zootecnia
italiane.
I vegetali geneticamente modificati autorizzati nellUnione
Europea sono cinque: mais, soia, colza, radicchio
e tabacco. La loro produzione è consentita dal 1993,
solo a titolo sperimentale e con il divieto di
introdurre questi prodotti nel mercato alimentare.
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LItalia, con 242 campi laboratorio
è al secondo posto in Europa, per campi autorizzati, ma
assai scarsi sono i controlli e non vi è alcuna certezza
che questi prodotti non abbiano già invaso il mercato alimentare.
Inoltre importiamo ogni anno dagli Stati Uniti (dove la
commercializzazione di questi prodotti è autorizzata), circa
cinquecentomila quintali di soia transgenica, che direttamente
o attraverso i suoi derivati finisce nei nostri piatti.
E come se non bastasse, le grosse multinazionali del settore
( Monsanto,
Novartis, ecc.) chiedono a gran voce che venga liberalizzato
il commercio di molti altri vegetali (pomodori, patate,
zucchine, cotone), già abbondantemente prodotte e commercializzate
negli Stati Uniti, Canada, Australia, Argentina, Cile.
Cosa possono fare i consumatori per difendersi
da questa invasione? Innanzitutto devono poter scegliere.
Oggi le norme europee e nazionali sulle
etichettature dei cibi sono del tutto inadeguate e quindi
non è possibile sapere se al momento di fare la spesa stiamo
acquistando un cibo contenente OGM (come il 60% dei prodotti
in commercio in Europa: dai biscotti al pane, dai piatti
pronti ai surgelati). Crediamo inoltre necessario che
i produttori e distributori di prodotti alimentari contribuiscano
a fare chiarezza in un settore, come quello agro-alimentare,
che diventa ogni giorno sempre più complesso e pieno di
rischi.
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