Quello che negli anni passati era un atteggiamento comune,
un'abitudine tramandata, è oggi una cultura da rivalutare,
un'educazione necessaria da recuperare: l'arte del riciclare,
di riusare oggetti e materiali che hanno perduto il loro
utilizzo primitivo.
E' un allenamento lento che ha bisogno di tempo, impegno
e pazienza, ma soprattutto occorre tanta fantasia e creatività,
perché finché non saremo riusciti ad immaginare, per quell'oggetto,
un altro significato, non potremo continuare a pensarlo
che come rifiuto.
In questi laboratori abbiamo provato a fare qualcosa di
più che ridare ai materiali di scarto un nuovo utilizzo
che in ogni caso prevede un termine, una scadenza: abbiamo
osato, come già hanno fatto i grandi artisti, prima nel
movimento Dada e poi in quello della Pop Art, a trasformare
questi materiali in "opere d'arte", trascendendo pertanto
la loro natura originaria, liberando l'oggetto dalla sua
banalità, dimenticando la sua utilità quotidiana per infondergli,
attraverso l'elaborazione artistica, un senso estetico
e poetico e una capacità rappresentativa di valori senza
tempo.
E' questa, senza dubbio, un'operazione provocatoria pensata
cioè per stimolare riflessioni e reazioni sia in chi realizza
"l'opera" sia in chi la osserva. E' un percorso di ricerca
comune a tutto l'ambito artistico e l'arte contemporanea,
nello specifico, attratta dagli oggetti di consumo e dai
rifiuti, ha sperimentato, attraverso di essi, linguaggi
innovativi fino a trasformarli in opere singolari.