Invitandoci a realizzare
un progetto sui rifiuti, il Laboratorio Provinciale di Educazione
Ambientale "Ivo Evangelisti" di Viterbo ci ha costretti
ad un'amara riflessione.
In questi
anni, migliaia di lavori sono stati realizzati su questo
tema, in ogni scuola c'è una campana, un laboratorio di
carta riciclata, un cartellone che invita a dividere la
plastica dal vetro; per di più l'argomento è oggetto della
costante attenzione dei media e appartiene ormai al senso
comune dei cittadini; eppure le discariche traboccano, la
raccolta differenziata non decolla, gli amministratori pubblici
si dibattono in problemi di difficile soluzione, il traffico
illecito delle Ecomafie continua a fatturare cifre da capogiro.
E' vero, c'è ancora molto da fare, il lavoro non è finito.
Abbiamo allora recuperato
un progetto di alcuni anni fa, analizzato le metodologie
di allora, le ingenuità e le velleità di quegli anni ricchi
di entusiasmo. Del materiale originario è rimasto ben poco
e come nella migliore tradizione del riuso, è nata una cosa
nuova e vitale.
Parlare di rifiuti non
è semplice; è un argomento, per definizione, dotato di scarso
appeal, che evoca categorie mentali e attività quotidiane
sgradevoli, da demandare possibilmente ad altri, oppure
nel migliore dei casi la parola, "buttare", acquista una
valenza positiva solo quando rinnoviamo il guardaroba o
ci liberiamo di oggetti obsoleti, pronti a rientrare, rigenerati,
nel circuito dei consumi. Da una parte quindi la gratificazione
dell'acquisto, dall'altra il disinteresse sui suoi effetti.
Una tenaglia dalla quale non si esce appellandosi solo alla
responsabilità. Per questo un progetto educativo efficace
non può essere solamente prescrittivo, non può solo proporre
nuove consapevolezze, sperando di lasciare una traccia che
forse produrrà un comportamento virtuoso.
Abbiamo allora cercato
di sintonizzarci sull'immaginario dei ragazzi, conquistando
la loro attenzione attraverso la fantasia. Nell'epoca in
cui i confini tra realtà e finzione sono sempre più labili
e i loro domini perfidamente sovrapposti e confusi, abbiamo
scelto di utilizzare la finzione per arrivare ad una concretissima
e critica lettura della realtà.
Il cinema, i cartoni animati, l'arte contemporanea sono
stati rovistati e saccheggiati, per trovare metafore e analogie
con quanto ci serviva. E così le marionette di Pasolini,
che abbandonate in una discarica scoprono l'esistenza delle
nuvole, gli astronauti di Kubrick, ibernati per risparmiare
risorse, o il moderno Robinson di "Cast away" che lega i
pali della sua zattera con il nastro delle videocassette,
sono state altrettante storie esemplari sulla vita che ancora
"pulsa" nei rifiuti, sul limite delle risorse, sul riuso
dei materiali.
Infine il laboratorio
sulla Pop Art e il teatro di burattini. Un lavoro sugli
oggetti oltre la loro funzione d'uso, un modo per sperimentare
abilità manuali, ma anche per scoprire nuovi punti di vista
sulla realtà.
Questo brevemente il
percorso di un progetto che non sarebbe stato possibile
senza il contributo del Ministero dell'Ambiente, della Regione
Lazio e dell'Assessorato all'Ambiente della Provincia di
Viterbo, che ringraziamo. |