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Riflessioni
dopo il G8 di Genova
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| Il movimento di critica radicale della globalizzazione
così com'è costituisce ormai una realtà forte e consolidata, che
anche a Genova ha dimostrato una grande capacità di mobilitazione.
Legambiente, che fin dal congresso del '99 ("Non solo merci") ha
posto al centro della propria riflessione l'esigenza di sottrarre
i processi globali a una logica fieramente mercantile, si riconosce
appieno nello "spirito di Genova", e ritiene però che tutte le forze
che hanno a cuore il futuro del movimento debbano impegnarsi in
uno sforzo rigoroso |
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| di analisi, di chiarezza e di onestà intellettuale
per definirne i valori fondanti, primo fra tutti la scelta non violenta.
Malgrado le violenze sistematiche compiute da piccole minoranze,
malgrado una gestione fallimentare dell'ordine pubblico da parte
del Governo, le manifestazioni genovesi hanno visto la partecipazione
di decine di migliaia di persone pacifiche, decise a portare nel
dibattito pubblico e sul tavolo dei potenti della Terra i temi di
una globalizzazione che sia dei diritti prima che dei mercati, della
lotta alla povertà, della tutela e valorizzazione delle identità
di ogni popolo e di ogni cultura, dell'impegno per affrontare i
rischi ambientali planetari. Da questo punto di vista - si può dire
e non sembri un paradosso - la mobilitazione di luglio è stata un
successo: ha confermato tutta la forza del movimento che si oppone
ad una globalizzazione selvaggia e senza regole, ha segnato il "battesimo"
di moltissimi giovani all'impegno politico. |
| Un successo, però, macchiato e ferito dal clima di
guerriglia dovuto all'azione criminale di pochi gruppi violenti
e dalla reazione inadeguata delle forze di polizia, clima sfociato
nella tragica morte di Carlo Giuliani e reso tanto più cupo dalla
reazione inefficiente e sconsiderata dei responsabili dell'ordine
pubblico, che per giorni hanno lasciato mano libera ai violenti
ed hanno invece commesso o tollerato atti brutali ed illegali nei
confronti della grande maggioranza pacifica dei manifestanti, fino
agli ultimi gravissimi episodi dei pestaggi nelle scuole Diaz e
Pascoli e nella caserma di Bolzaneto. |
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| Com'è ovvio, la responsabilità diretta
delle violenze ricade su chi le ha compiute o consentite: prima
di tutto i gruppi violenti che hanno seminato il terrore tra i cittadini
e tra gli stessi manifestanti, e poi quei dirigenti e quegli agenti
delle forze dell'ordine che hanno usato comportamenti da dittatura
sudamericana o da Piazza Tienanmen, indegni di uno Stato di diritto,
e il Governo che tali comportamenti ha quanto meno assecondato e
la cui gestione dell'ordine pubblico è stata fallimentare. D'altra
parte, quanto è successo obbliga anche il "Genoa Social Forum",
che pure nelle difficile giornate di Genova ha svolto un ruolo utile
ed importante, ad una riflessione approfondita sul proprio futuro.
Il movimento sviluppatosi in questi anni è un patrimonio prezioso
che va difeso e coltivato, uno strumento decisivo per battere l'idea
di una globalizzazione fondata sull'idolatria del mercato e indifferente
ai bisogni dell'umanità. Per preservarlo, però, per ampliarne sempre
di più la capacità di dialogo e di convincimento verso l'opinione
pubblica, bisogna evitare di rinchiuderlo dentro gabbie organizzative
anguste e parziali, che finirebbero per impoverirne la ricchezza
di articolazione, e prima di tutto tenerlo al riparo dalla presenza
di frange violente e di elementi che, anche solo in termini di linguaggio
e di comunicazione, proiettino all'esterno un' immagine di guerriglia. |
| Il nostro rifiuto della violenza è totale
e incondizionato, E' fisiologico ed è segno di vitalità che all'
interno del movimento coesistano e si confrontino posizioni diverse
sui temi all'ordine del giorno, ma non siamo disponibili a tollerare
linguaggi da "war game" e atteggiamenti di complicità o di ambiguità
verso i violenti. A manifestare nelle piazze si deve andare a mani
nude, senza strumenti di offesa ma anche senza improbabili e grotteschi
apparati "difensivi" - scudi, corazze, ecc. -, che rimandano ad
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| un' idea truce, per noi inaccettabile,
della cittadinanza attiva e che, sia detto per inciso, non hanno
nulla a che fare neppure con l' idea della disobbedienza civile.
Chiunque pratichi o presenti la partecipazione a cortei e manifestazioni
come se fosse un'azione di stampo militare, si pone fuori dalla
sola prospettiva che a noi preme, quella di consolidare un grande
movimento di cittadini pacifico e democratico capace di mutare radicalmente
il segno dei processi globali in atto. |
| E' nostro auspicio che il "Genoa Social Forum" si
ritrovi su queste semplici e chiare valutazioni. In ogni caso, ad
esse Legambiente si atterrà scrupolosamente in vista dei prossimi
appuntamenti di dibattito e di mobilitazione. Una prima scadenza
per noi molto importante è la marcia per la pace Perugia-Assisi
del 14 ottobre, promossa dalla "Tavola della Pace" cui aderiscono
anche molte associazioni esterne al "Genoa Social Forum", che va
preparata costituendo dovunque possibile comitati |
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locali nei quali si discuta degli obiettivi e si organizzi la
partecipazione: sarà l'occasione per riaffermare le ragioni e
gli obiettivi di quell'insieme vasto e ricco di forze che non
si rassegna alla globalizzazione governata dai potentati economici
e finanziari e che ad essa contrappone non la violenza ne una
ribellione generica ed impotente, ma ragionamenti e proposte sostenuti
e legittimati dall'impegno quotidiano di centinaia di migliaia
di persone nel volontariato e nell'associazionismo.
segreteria nazionale di Legambiente
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